Black Lives Matter – Inno all’uguaglianza

“Interrogato circa la sua razza rispose:
– La mia razza sono io, João Passarinheiro.
Invitato a spiegarsi, aggiunse:
– La mia razza sono io stesso.
La persona è un’umanità individuale.
Ogni uomo è una razza, signor poliziotto.”
(Mia Couto, Ogni uomo è una razza)

Ci sono eventi destinati a fare da spartiacque nella vita dell’Uomo: situazioni che con la loro potenza visiva ed emotiva colpiscono inevitabilmente l’opinione pubblica, scuotendola da un – seppur solo apparente – stato di torpore. L’uccisione di George Floyd ha riportato i riflettori e le coscienze sulle condizioni di vita dei neri in America prima e nel mondo poi: un sistema-mondo che perpetua ingiustizie, violenze e genera al contempo povertà sociale ancora prima che economica.
Il poeta Iosif Brodskij, premio Nobel per la Letteratura nel 1987, ha giustamente osservato che “il male mette radici quando un uomo comincia a pensare di essere migliore di un altro”; a tal proposito, vale la pena iniziare a considerare tutte le realtà in cui la violenza e l’odio caratterizzano i rapporti tra esseri umani, rapporti nei quali si confrontano due parti, una delle quali rivendica la sua superiorità teorizzando falsamente ed erroneamente l’inferiorità dell’altra, e autorizzandosi dunque a ogni tipo di sopruso su quest’ultima. Questo lesivo processo di legittimazione culturale, sociale e politica ha alimentato e continua ad alimentare quei sentimenti diffusi di intolleranza e di ostilità che costituiscono l’humus favorevole per la proliferazione di sentimenti e comportamenti razzisti.


L’idea di essere in “possesso” di una cultura invece di sentirsi parte della stessa, inoltre, è per sua natura discriminante poiché una cultura per affermarsi deve necessariamente creare una categoria di inferiori su cui esercitare il potere attraverso azioni di separazione, ghettizzazione, eliminazione. La paura della diversità, che è incapacità di accettare il fatto che la vita possa essere costruita, dai singoli e dai popoli, nella comunanza di obiettivi ma con modi e valori differenti, si rivela se non fallimentare addirittura dannosa. Eppure, la diversità culturale è iscritta nell’essenza stessa dell’umanità.
Possedere denaro, esercitare potere su tutto e tutti con facilità è, in sintesi, il motore perverso che ha diviso e divide l’umanità in settori, che classifica, che include o esclude, che nutre il disprezzo e l’odio. Il razzismo assolve due funzioni-chiave (tra loro contigue): serve a individuare/additare dei colpevoli (quindi dei nemici) o degli esseri considerati inferiori. Le due funzioni sono contigue e spesso intrecciate: la presunta inferiorità appare spesso conseguenza o causa della colpa. Così, sia l’inferiorità sia la colpevolezza legittimano comportamenti discriminatori che la maggioranza si limita a banalizzare e occultare.
Negli ultimi anni, inoltre, si è registrato da parte delle istituzioni, dei partiti politici e dei governi un profitto tratto dalle campagne allarmistiche per varare provvedimenti discriminatori e/o liberticidi, destinati a colpire non solo coloro che vengono abitualmente “inferiorizzati” e criminalizzati – migranti e minoranze – ma, alla lunga, anche chiunque non si adegui, non si conformi, dissenta o protesti. Ne è una spia preoccupante la modalità distorta di affidare alle forze di polizia e al diritto penale il compito di risolvere, a volte in modi drasticamente discutibili, situazioni di marginalità e di disagio sociale.
In questi giorni di fermento, al grido di “I can’t breathe” o “Black lives matter”, si sono riempite piazze per protestare contro il razzismo e le discriminazioni. Luoghi che, nell’immaginario, si rivestono di una forte potenza simbolica volta a responsabilizzarci e a farci prendere coscienza rispetto a quel “riconoscimento negato” di cui il razzismo è fautore. Non a caso, quando una cultura è stata depauperata, quando è stata mutilata e ne rimangono solamente le espressioni più caricaturali e sommarie, è difficile riconoscerne un’identità. Riconoscere la dignità di un essere umano, significa riconoscere la dignità della sua comunità d’appartenenza o anche il valore della sua identità collettiva, quella che privilegia o che ha scelto.
L’art. 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani recita: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. Uno spirito che noi di Orizzonte sposiamo in pieno nel rispetto della dignità e dell’identità di tutti gli esseri umani e delle realtà che essi vivono e rappresentano.

  • Redazione R.C

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