EasyJet? Male, ma l’easyindignazione non è meglio

Quello che so di EasyJet, avendo fatto settimanalmente la tratta Roma-Venezia per lavoro un po’ di tempo fa, è che una lattina di birra da 25cl calda te la sparavano 5 euro. E gli aerei sembravano tipo i treni regionali calabresi, non so se avete presente, quelli verdi e azzurri a due vagoni coi sedili marroni.

Detto questo se vogliamo analizzare con lucidità quanto accaduto leviamoci subito l’indignazione facile, perché se una multinazionale arriva a spiattellare le cose in tal modo su un portale pubblico un piccolo mea culpa, passata la sbornia di “vergogna” “come si permettono” “denunziateli” “penitenziagite” bisognerebbe anche farlo.

Basta guardare la storia della promozione turistica calabrese, fatta di soldi spesi per portali inutili, brochure cartacee (nel 2020), siti internet non funzionanti.

Basta analizzare la situazione ambientale della Regione, che di certo cozza con il turismo. Basta dire che le strutture alberghiere in Calabria solo il 26% delle strutture ricettive, il che vuol dire scarsa attrattività. Che non abbiamo infrastrutture, non abbiamo politiche di marketing degne di questo nome, abbiamo aeroporti che funzionano a singhiozzo. Abbiamo un sistema museale in cui alcuni poli non hanno neanche un sito internet per informazioni, biglietteria on line, indicazioni generiche.

Basta dare un’occhiata alla cementificazione delle coste, alle condizioni delle montagne.

Basta dare una scorsa alle cronache per capire come vanno le cose in questa regione.

Va bene indignarsi, però poi a na certa facciamocela una domanda sul perché siamo una regione che turisticamente è agli ultimi posti delle classifiche. E se una compagna aerea arriva ad avere questa considerazione di noi sbattiamogli in faccia la contrarietà, ci mancherebbe, ma smettiamola anche di nascondere la polvere sotto al tappeto.

Questo è uno dei mali atavici. Non si affrontano i problemi perché affrontarli vorrebbe dire riconoscere che ci sono, e farlo vuol dire “mettere in cattiva luce”. Dunque meglio far finta che vada tutto ok, raccontarci sempre e solo la favoletta che è colpa dello stato, dei poteri forti, della massoneria, dei politici che arrubbano, degli immigrati, del 5G. Molto meglio così che non ammettere di vivere in una terra che non funziona e non attrae. In cui nei settori strategici si lavora senza concorsi, senza bandi, senza qualifiche. In cui chiunque riesca a postare una foto su un social diventa automaticamente social media manager ed esperto di marketing. In cui basta organizzare uno show cooking e sei un genio della promozione. In cui non sai nemmeno come mettere mano ad un sito internet e sei considerato un addetto alla comunicazione.

Indigniamoci anche per questo, che prendersela con chi dice cose che non ci piacciono è troppo, troppo facile.

Ciccio Ratti

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