L’economia ai tempi del Corona Virus

Tutti abbiamo sentito dire almeno una volta che l’economia è ciclica. In termini molto semplici, il ciclo economico indica l’alternanza di fasi di espansione e di contrazione dell’economia caratterizzate da variazioni nei tassi di interesse, nei livelli di occupazione e produttività, combinati in uno scenario di lungo periodo. Si può pertanto definire come fluttuazioni sistematiche nel tempo, di variabili macroeconomiche come il prodotto interno lordo, l’occupazione, la produzione industriale, ecc. In altre parole si riconosce, statisticamente nel tempo, che l’attività economica varia con ritmi di diversa intensità; così a periodi di prosperità e di piena occupazione seguono periodi di stagnazione o di recessione, che implicano solitamente forte disoccupazione e sottoutilizzo della capacità produttiva. 

Nel ciclo economico si distinguono due fasi, una ascendente, caratterizzata da ripresa ed espansione e una discendente, caratterizzata da recessione e depressione. Quest’ultima rappresenta quel periodo che va dal punto di svolta superiore al punto di minimo, la ripresa o espansione è invece il movimento verso il massimo successivo. L’intervallo temporale che intercorre tra un punto minimo e l’altro è detto appunto ciclo economico. Teoricamente sembrerebbe che dopo un picco negativo, l’economia sia poi soggetta a una fase di crescita. Tutto questo purtroppo non si sta verificando nell’attuale scenario economico italiano. La nostra economia si stava infatti appena riprendendo dalla precedente crisi finanziaria del 2008 e si ritrova ancora una volta in una crisi molto profonda. La fine del lockdown poteva certamente far pensare che la crisi fosse ormai superata e che, visto la riapertura delle imprese, entro breve fosse scontata una ripresa economica e un ritorno alla normalità. In realtà non è così, anzi, la vera crisi molto probabilmente inizierà (se non vengono intraprese opportune correzioni) proprio nei prossimi mesi. Pertanto, quali sono state e quali saranno le conseguenze economiche del Covid? Per cercare di rispondere alla domanda, occorre analizzare lo stato in cui versava l’economia (italiana e non solo) al momento dell’avvento del Covid e lo stato in cui si trova attualmente. L’economia mondiale è arrivata ad inizio 2020 nella peggiore delle situazioni possibili, con alta vulnerabilità al debito e alla leva finanziaria speculativa. La pandemia ha poi portato nella maggior parte dei Paesi, un forte calo del PIL e una contrazione nei consumi (quello Italiano potrebbe perdere fino al 12%.) Occorre inoltre considerare che l’attuale crisi non è paragonabile con quella finanziaria del 2008 e con quella del ’29. Quest’ultima trovava le sue radici in una crisi finanziaria che ha poi generato una crisi economica, dovuta da una sovra produzione. Quella del 2008 nasce ancora dall’ambiente finanziario e da bolle speculative. Questa invece – ed è il dato più preoccupante – arriva dal mercato, da un calo considerevole nella domanda e nei consumi. Tale contrazione si scaricherà poi sul sistema economico e di conseguenza in quello finanziario. E’ evidente che siamo di fronte ad un evento senza precedenti, visto che l’evolversi della crisi, i dubbi e le incertezze sul futuro sono legate all’evoluzione del virus nel prossimo futuro. La ripresa economica mondiale, dipenderà proprio dalla capacità dei singoli Paesi di contenere i singoli contagi. L’attuale scenario italiano, fa emergere, come un terzo della produzione industriale è stata annullata a causa del coronavirus, conseguentemente al calo della domanda interna e delle esportazioni. I settori in ginocchio sono molti, ambulanti, negozi di abbigliamento, alberghi, bar, ristoranti, attività di intrattenimento, della cura della persona, moda, ecc…la desertificazione della domanda coinvolge tutti gli apparati produttivi ed è dovuta al fatto che lavoratori e famiglie attualmente non guadagnano e/o non hanno ancora ricevuto denaro dalla cassa integrazione, distruggendo così la loro capacità di consumo. Molte delle attività, anche dopo il lockdown, stanno lavorando a regimi ridotti in virtù dalle precauzioni sanitarie (giustamente) imposte loro, mentre altre sono invece ripartite solo grazie ad ordini e lavori ricevuti precedentemente alla pandemia. Questo, collegato alla crisi di liquidità delle nostre piccole imprese (su cui regge l’apparato industriale italiano) e l’avvicinarsi delle scadenze fiscali da dichiarazione dei redditi e dal recupero delle imposte, che sono state oggetto di proroga causa covid (16/09), potrebbe dare il colpo di grazia. Se questo meccanismo non ripartirà nel breve periodo, e se non verranno messe in atto politiche economiche atte a stimolare la domanda, settembre potrebbe rappresentare il mese spartiacque tra le imprese che sopravviveranno e quelle che chiuderanno. Oltre a ciò, i prossimi mesi potrebbero innescare una serie elevata di licenziamenti. Questo perché non sembra che verrà prorogato il divieto imposto fino ad ora. Il Governo con il Decreto Rilancio ha infatti previsto la proroga fino al 17 Agosto della sospensione dei licenziamenti, anche quelli per giustificato motivo, previsti inizialmente dal Decreto Cura Italia. Se da un lato è innegabile che il Governo non possa continuare a prorogare tale blocco all’infinito, come detto, occorrerebbero politiche imminenti volte a un repentino recupero di produttività. A tal proposito, noi di Orizzonte proponiamo un insieme di misure, anche sul modo di pensare sul come fare economia, da applicare nel più breve tempo possibile. Sicuramente al primo punto, visto che i consumi non possono essere stimolati dai privati, occorre che questo venga effettuato dallo Stato, attraverso la ripresa di servizi indispensabili. E’ infatti impensabile che in questo momento, lo Stato trovi (giustamente) fondi per politiche passive sul lavoro e non investa niente in politiche attive. Andrebbe pertanto costruito un piano attuativo di opere pubbliche, e andrebbero sbloccate quelle già finanziate, in modo che la domanda pubblica possa compensare il calo di quella privata. Una delle maggiori problematiche da dover risolvere è inoltre la difficoltà di incontro tra domanda e offerta di lavoro. Risultano infatti scoperti migliaia di posti di lavoro per mancanza di persone adatte a ricoprirli. Mancano pertanto servizi efficienti e capillari di informazione, di orientamento professionale e una formazione mirata ed organizzata, da intraprendere in collaborazione con le imprese interessate. Altro cambiamento che noi di Orizzonte proponiamo è la riduzione delle imposte sul lavoro, nelle fasce reddituali più basse sia per i lavoratori, sia per i piccoli imprenditori, sia per i professionisti. Inoltre, anche il reddito di cittadinanza, pubblicizzato come politica attiva per il lavoro, oltre ad essere del tutto inefficacie, ha allontanato ancora di più la gente dalla formazione e dal lavoro, portando in alcuni casi al lavoro in nero per poter fruire anche del sussidio. A livello europeo invece, un ruolo fondamentale dovrà essere giocato dalla Banca Centrale con operazioni basate su iniezioni di liquidità. Sarà pertanto necessario sostenere le banche e il sistema finanziario di ogni singolo Paese, garantendo così fondi sufficienti alle imprese e alle famiglie. Visto che la Pandemia, ci dovrà portare a interventi economici importanti, Orizzonte propone ulteriori cambiamenti da intraprendere di pari passo. Abbiamo infatti, tra i nostri obiettivi, anche quello di un cambio del “modo di fare” economia attraverso l’applicazione di un’economia circolare ed attraverso innovazione tecnologica e digitalizzazione dei servizi. L’epidemia di Covid-19 come ben sappiamo, sta cambiando e in parte ha già cambiato radicalmente le nostre condizioni sanitarie, abitudini di vita, relazioni sociali. Cosa dobbiamo imparare da questo? E cosa possiamo cambiare? Si tratta di due interrogativi fondamentali soprattutto per la nostra Associazione, visto che il nostro obiettivo è indirizzare la società verso una responsabilità sociale ed ambientale, attraverso un’economia più equa e sostenibile. Necessita un sistema che si basi su alcuni capi saldi: salute, welfare sociale ed economia circolare. C’è pertanto bisogno di un’organizzazione economica basata sulla salute come diritto fondamentale garantito dallo Stato attraverso la fornitura di servizi pubblici efficienti. Lo stato sociale, sanità, scuola, previdenza, assistenza alla persona devono essere forniti e finanziati in maniera prevalente dalla Pubblica Amministrazione per salvaguardare l’interesse pubblico. Dovranno essere attuati strumenti di sviluppo economico atti a rivitalizzare il nostro patrimonio artistico, culturale e le aree abbandonate. Molte altre risorse dovranno essere destinate in questi anni per intraprendere un processo che ci consenta una transizione ad un’economia ecologica e sostenibile, soprattutto per quanto attiene l’utilizzo del suolo e delle sue materie prime. Non esiste economia efficiente senza ecologia. L’innovazione tecnologica sarà un perno fondamentale per promuovere un modello di economia circolare. La connessione tra ambiente ed economia è fondamentale, così come la sostenibilità dovrà essere alla base del modo in cui si dovrà fare impresa nel futuro. Anche la riduzione delle emissioni di gas serra sarà un argomento che non dovrà essere trascurato. In ultimo, ma non meno importante, occorre ridare importanza al capitale umano, vero fondamento di una economia sana e duratura. E’ pertanto doveroso un modello di crescita che non consideri l’uomo al pari di una macchina ma, all’opposto, occorre incentrare il nostro sviluppo sul benessere umano, il benessere personale e psico-fisico.

Alberto Samele

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *