Tutto un equilibrio sopra la follia

29 Dec 1971, Rome, Italy — Senators and Deputies fill the flag-draped Chamber of Deputies to witness President Giovanni Leone (standing at second highest row of desks facing deputies) take the oath of office. — Image by © Bettmann/CORBIS

Non oso immaginare cosa succederebbe se il governo andasse in mano alla destra attuale, dove il più saggio dei leader è uno che qualche anno fa andava esplicitamente a mignotte. Si, perché tra una che grida “affondiamo le navi” e uno che fa affari con ndrangheta, Russia, e fascisti, forse il più saggio è quello che va a puttane. Eppure tutta questa follia è proprio sotto il fragile filo dove Giuseppe Conte, come un acrobata, sta camminando dall’inizio della legislatura.

Contro il governo oggi si alza la voce di Giorgia Meloni, la leader in continua ascesa della destra in Italia ha tenuto una conferenza stampa a Bari. Una conferenza volta a presentare Raffaele Fitto, colui che gareggerà per la presidenza della regione Puglia. Giorgia Meloni non ha dubbi, secondo lei “3 cose doveva fare il governo, difendere i lavoratori, aiutare le imprese a non chiudere e ridurre le tasse”. Secondo la leader di Fratelli d’Italia il governo avrebbe solo perso tempo e soldi con i viaggi per le conferenze, con la riduzione dei tempi delle pratiche atte a velocizzare la regolarizzazione degli immigrati e con il bonus monopattino. E’ per questo la Meloni si augura che Conte, come anche Michele Emiliano in Puglia, se ne vada a casa al più presto dal governo.

Del resto le opposizioni non danno tregua al governo, sul Dl rilancio, ad esempio, non escludono di rivolgersi alla Corte costituzionale, per il vasto potere decisionale conferito al Ministero dell’economia. In particolare, a recare tanto malumore è un passaggio “incriminato” in un emendamento del Dl rilancio, che autorizzerebbe il Ministero dell’economia “ad apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio”. Per di più, le opposizioni contestano il fatto che l’Iter non prevede il coinvolgimento del parlamento. A riguardo, Massimo Garavaglia della Lega si espresso in questo modo: “Modificare la Legge contabile con un emendamento è una follia”.


Ma la tenuta del governo, anche se il premier Conte continua a dichiararla stabile e sicura, non è messa a rischio solo dalle opposizioni, ma anche dalla stessa maggioranza. Si pensi, ad esempio, all’esodo all’interno dei Cinque stelle o al continuo cambio di casacche tra i vari partiti. Queste cose mettono di continuo a rischio i numeri che sostengono la maggioranza in parlamento. Numeri che per adesso contano 95 senatori 5Stelle, 35 del PD, 17 di Italia Viva, 5 di Liberi e Uguali, 3 Svp, e 7 del gruppo misto. Insomma, se per la maggioranza parlamentare sono richiesti 161 parlamentari, attualmente, in teoria, il governo ne conta 167, un margine di solo 6 voti in più dello strettamente necessario. Stiamo parlando dunque di un equilibrio tenuto anche dai voti del gruppo misto, di quello dei senatori a vita, e di persone che non sono parte integrante dell’organismo centrale della maggioranza.

A questo “trabballare” del governo Conte contribuisce anche la confusione insita nel movimento di Grillo. Confusione aumentata anche dal recente addio al movimento della senatrice Alessandra Riccardi. I dubbi sulla tenuta sono più che leciti quindi, se si pensa che dall’inizio della legislatura fino ad adesso, il Movimento 5 Stelle ha perso 13 senatori e 21 deputati.

Come cantava Vasco, in Italia adesso è tutto un equilibrio sopra la follia.

Alfonso Gabino

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