Una politica debole fa il gioco dei forti

Stiamo tutti quanti passando un periodo complicato, chi ancora si trova a dover attingere dai propri risparmi in attesa dell’arrivo della cassa integrazione, e chi invece si ritrova senza più la certezza di un’entrata mensile a causa della perdita del posto di lavoro o della propria attività.


Mentre tutto questo accade, i nostri media tendono a evitare di riportare la realtà sociale per quello che è: una lotta impari tra chi sta sempre più affondando e chi sfrutta questa situazione per trarre maggiori profitti.
Veniamo quotidianamente bombardati da una propaganda “forzatamente” istituzionalizzata, che prospetta velatamente momenti ancora più grigi di quello attuale, nonostante alcuni decreti di nobile scopo, ma che mancano di sostanza per dare una seria risposta atta a sopperire alla devastazione, più economica e sociale che sanitaria, causata dal Coronavirus.


Di certo le nostre istituzioni si sono trovate sole a fronteggiare questa situazione dato che l’Unione Europea, con i suoi altisonanti reclami fatti sia per il Mes che per il Recovery Found, in realtà costringerà l’Italia ad effettuare manovre lacrime e sangue, dato che attraverso l’ipotetica adesione a questi due fondi il nostro paese supererà il 160% del proprio debito pubblico, cosa che porterà ad un rigido controllo sui conti.


Inoltre i paesi dell’Europa ne hanno approfittato per alzare muri e portare avanti i propri interessi nazionali a scapito di quelli comuni, in barba ai principi unitari e di solidarietà per i quali è nata l’UE.


Oltre a dover fronteggiare questa situazione, in Italia assistiamo allo spettacolo indecoroso delle opposizioni che, nonostante la difficile situazione, spesso si trovano a contrastare anche alcune buone proposte per meri motivi propagandistici, non portando nessuna idea per fronteggiare la situazione, ma al contrario alimentando costantemente la rabbia dei cittadini.


Ma la cosa più scandalosa in questo momento è la posizione che sta prendendo Confindustria, nella figura del suo Neo-Presidente Bonomi, che ha iniziato per prima cosa ad andare contro il decreto “rilancio” che ha stanziato più di 25 miliardi per le imprese, cosa mai vista nella storia della Repubblica italiana, ritenendo tale proposta non sufficiente, chiedendo egoisticamente ancora più risorse per imprenditori e industriali, quindi le fasce più ricche del paese, anche a scapito degli aiuti stanziati per il resto dei cittadini.


Inoltre il progetto futuro dell‘affarista Lombardo (Bonomi nda) vede i sindacati con un ruolo ancora più marginale di quello di oggi, dato che per lui “i sindacati dovrebbero adeguarsi al nuovo mondo del lavoro”, concetto ribadito quando afferma che i contratti collettivi devono essere più deboli e deve diventare preponderante la contrattazione di secondo livello, lasciando così estremamente impoveriti i quasi 15 milioni di operai delle aziende medio piccole, dove un sindacato per una contrattazione di secondo livello non esiste e che quindi dovranno adottare il contratto di primo livello estremamente indebolito, sia da un punto di vista remunerativo che di diritti.


Sia ben chiaro, noi di Orizzonte non abbiamo nulla contro gli imprenditori e industriali che lavorano e si arricchiscono regolarmente rispettando i diritti di tutti e tutte, anzi nel possibile lo Stato dovrebbe agevolare la loro crescita, cosa che però deve essere fatta senza ledere i diritti dei lavoratori.
Personaggi come il presidente di Confindustria mettono a rischio la tenuta sociale della nostra Repubblica, della quale da poco abbiamo festeggiato i 74 anni, rendendo così necessaria un’azione collettiva da parte delle classi lavoratrici, perché le persone hanno bisogno di maggiori diritti e stipendi adeguati.


È necessario portare avanti una rivoluzione dei contratti lavorativi, con proposte atte veramente a migliorare la vita degli operai e della produttività delle imprese, come abbassare l’orario lavorativo a 6 ore a parità di salario.
In un paese con una Politica seria, i personaggi come Bonomi con le sue teorie sarebbero subito smentiti dalle istituzioni, che al contrario difenderebbero i diritti di tutti, quelli alla base della nostra Costituzione, perché l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro; lavoro che però deve essere dignitoso.


Purtroppo nel nostro paese vige una politica debole sempre più al servizio di chi pensa che il profitto sia più importante dei diritti dei lavoratori.
Per fronteggiare questa situazione servono coesione e compattezza per costruire insieme un nuovo Orizzonte lavorativo che torni a dare speranza anche chi l’ha persa.

Lorenzo Andorlini

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